Ötzi è dalla nostra parte

La nostra ricerca di validazione è continua e senza limite. Abbiamo appena letto un articolo su Ötzi, l’uomo più studiato (fisicamente) nella storia. È riconoscibile immediatamente da un nome unico, come se fosse Batman o Kanye. Come mai? Perché rappresenta tanti dei nostri valori ideali: l’autosufficienza, il superamento degli elementi, il lupo solitario contro la natura. Viene direttamente da un mondo perduto in una capsula di tempo che ha preservato ogni dettaglio per 5.000 anni.

Me ne sono accorto inizialmente della parzialità intorno ad Ötzi, tra tutti i posti, nei campi di alimentazione. Per loro, quello che mangiasse Ötzi era di prima importanza. Il campo della dieta neolitica sosteneva che i nostri antenati non mangiassero mai i carboidrati. E quando gli scienziati determinarono che l’ultimo pasto nella pancia di Ötzi era bassato principalmente di farro, i vegetariani esultarono.

E ogni altro aspetto di Ötzi è sezionato in una maniera simile. Gli Italiani lo rivendicano come uno di loro, e gli austriaci fanno la stessa cosa. Ma infatti, aveva gli occhi marroni e uno studio genetico lo mostrò come parte della grande ondata migratoria dall’est che successe fra 6.000 ed 8.000 anni fa. Inoltre, gli uomini di mezz’età si identificano con questo robusto 45-enne. Alcuni trovano qualche significato nelle circostanze particolari della sua morte, forse ritualistica, o altrimenti.

Ma sopratutto, la vita e la morte di Ötzi ci affascinano perché idolatriamo una vita incontaminata, non degradata dalla modernità. La vita come dovrebbe essere. E la vita di Ötzi diventa una carta bianca sulla quale proiettiamo i nostri valori e le nostre esigenze di redenzione.

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