Ieri ho visto il blockbuster dell’estate 2023, il nuovo film dal regista Christopher Nolan, “Oppenheimer”. È stato proiettato in una piccolissima sala, proprio accanto a “Barbie”, e con la terza sala dedicata all’ultima puntata di “Mission Impossible”. Sarebbe dovuta essere l’estate della rinascita dei film magistrali, ma siamo arrivati un po’ in ritardo e le migliori 20 sedie erano già state prese e ho dovuto prenderne una più avanti, la quale rendeva la vista un po’ distorta. Nonostante ciò, mi sono immerso da subito nel film. Sapevo che il film durava 3 ore, e sapevo chi fosse Nolan, per cui ho accettato immediatamente il fatto che lui intendesse rappresentare il dramma di questi personaggi storici come se si trovassero in una scena di un inseguimento in auto. Per la prima ora, ho accettato questo uso di licenza poetica, dicendomi che ciò rendeva una storia più bella. Ma ho trovato la seconda ora un po’ più seccante, perché già sapevo che il test Trinity supererà (chi non lo sapeva?) ma non sapevo dell’importanza futura dei rapporti con Teller, Strauss, Robb, ecc. Posso dire che l’ultima ora, per me, sia stata la più piacevole da guardare, perché finalmente abbiamo visto come tutti i pezzetti del puzzle vengano integrati, per esempio, (spoiler) il tradimento effettivo di Teller, dopo tutti quei anni in cui Oppenheimer l’ha tutelato, permettendogli di fare la sua ricerca critica, la quale gli altri non apprezzavano all’epoca.
Sì, Nolan riesce dipingere Oppenheimer, e gli scienziati atomici del novecento, come esseri quasi divini, perché lo erano e lo meritano. Ma erano anche molto umani, e dubito seriamente che i loro personaggi erano così semplice nel film (per esempio, Edward Teller è stato dipinto come un divo bambinesco, ed Einstein come una polena gregaria, per darvene solo due). Vabbè, meglio un blockbuster di questi scienziati come gli Avengers che dimenticarli. Se li ricordassimo, ne varrebbe la pena.