Stamattina ho finalmente guardato quasi per intero di un intervento del Dott. Robert Lustig. Dieci anni fa, era diventato piuttosto famoso nel campo dell’alimentazione divulgativa tramite il suo video virale sui presunti pericoli dell’isoglucosio. All’epoca, mi dava tanto fastidio perché lui mi sembrava palesemente un ciarlatano, sebbene molto istruito, che voleva diventare famoso invece di prendersi cura dei pazienti.
All’epoca mi colpivano più gli errori logici che commetteva e quanto si sbagliasse. Non potevo ascoltarlo per nemmeno un minuto prima d’interrompere il video. Mi domandavo come fosse possibile che un uomo potesse essere così disonesto. Principalmente, lui si concentrava sulla particolare biochimica del metabolismo dell’isoglucosio nel fegato e sul processo dettagliato ed esoterico tramite cui il fegato può ingrossare.
Non capivo pienamente la sua psicologia o la dinamica fra lui e il suo pubblico. Ma finalmente tutto è diventato chiaro in questo video sopra. È chiaro nella sua voce, nel suo tono febbrile, religioso. Inizialmente si può confondere con un semplice truffatore, qualcuno che vuole vendere qualcosa. Ma c’è di più, c’è un rapporto bilaterale con la platea. Vuole ascoltare la sua narrativa, vuole che riveli la verità nascosta del complotto delle grandi aziende alimentari contro la nostra salute. E lui gliela consegna in ogni incomprensibile dettaglio biochimico. Nella sua narrativa, ci sono tutti gli elementi. La storia dettagliata, con date, nomi, prodotti. La biochimica. Le statistiche tristi della sanità pubblica. Le campagne di pubblicità fatti d’attori in mala fede.
Ma principalmente, in questo video esce fuori il parallelismo con il revivalismo dei primi anni del Novecento. Lustig si comporta come un riformista, come faceva l’attore Burt Lancaster ne “Il figlio di Giuda“. Lui ha la passione di un vendicatore, come Davide contro Golia. La frenesia nella voce non è fatta per ingannare, ma per predicare, o per nutrire il gregge già convertito. Anche la sua espressione di compiacimento non viene dalla sensazione d’ingannare gli altri, ma viene dalla convinzione di avere ragione. La si può vedere nei suoi occhi gonfi di pazzia.
.@andrea_agresti_iene è tornato da Adriano Panzironi per alcune domande al guru delle diete. Questa volta se l'è dovuta vedere con il suo bodyguard! Stasera a #LeIene vi racconteremo tutto! Dalle 21.10 su Italia1 pic.twitter.com/I2nRcxWxCA
Prima di questo blog, mi sfogavo del mio smarrimento e incomprensione dei ciarlatani delle diete, particolarmente quelli che propagandavano l’opposto a cui credevo. In breve, non capivo mai come questi ciarlatani potessero rivendicare queste affermazioni facili da confutare, e poi, perché erano presi sul serio dalle testate più importanti e rinomate. Tipo scrittore/”giornalista” Gary Taubes nel New York Times, che sostiene da anni che sono i carboidrati, non le calorie che ci si fanno ingrassare. Si affida alle tattiche retoriche ed ai depistaggi continui, e la fa franca. Mi faceva impazzire finché ho accettato che siamo semplicemente esseri irrazionali di natura.
Ma, sono così irrazionali gli Italiani rispetto all’alimentazione come noi Americani? C’è un certo Adriano Panzironi che utilizza uno stile molto simile a quello di Gary Taubes. È anche probabile che la dieta più famosa in Italia sia la chetogenica. Parliamo un po’ con Luciana delle differenze delle diete magiche fra i due paesi.
La nostra ricerca di validazione è continua e senza limite. Abbiamo appena letto un articolo su Ötzi, l’uomo più studiato (fisicamente) nella storia. È riconoscibile immediatamente da un nome unico, come se fosse Batman o Kanye. Come mai? Perché rappresenta tanti dei nostri valori ideali: l’autosufficienza, il superamento degli elementi, il lupo solitario contro la natura. Viene direttamente da un mondo perduto in una capsula di tempo che ha preservato ogni dettaglio per 5.000 anni.
Me ne sono accorto inizialmente della parzialità intorno ad Ötzi, tra tutti i posti, nei campi di alimentazione. Per loro, quello che mangiasse Ötzi era di prima importanza. Il campo della dieta neolitica sosteneva che i nostri antenati non mangiassero mai i carboidrati. E quando gli scienziati determinarono che l’ultimo pasto nella pancia di Ötzi era bassato principalmente di farro, i vegetariani esultarono.
E ogni altro aspetto di Ötzi è sezionato in una maniera simile. Gli Italiani lo rivendicano come uno di loro, e gli austriaci fanno la stessa cosa. Ma infatti, aveva gli occhi marroni e uno studio genetico lo mostrò come parte della grande ondata migratoria dall’est che successe fra 6.000 ed 8.000 anni fa. Inoltre, gli uomini di mezz’età si identificano con questo robusto 45-enne. Alcuni trovano qualche significato nelle circostanze particolari della sua morte, forse ritualistica, o altrimenti.
Ma sopratutto, la vita e la morte di Ötzi ci affascinano perché idolatriamo una vita incontaminata, non degradata dalla modernità. La vita come dovrebbe essere. E la vita di Ötzi diventa una carta bianca sulla quale proiettiamo i nostri valori e le nostre esigenze di redenzione.
Forse alcuni di voi in Italia hanno provato questa chicca della nostra cultura americana, il famoso Kraft Mac & Cheese. Non mi stupirebbe mica se fosse in vendita ormai anche da voi. Perché non è male per quello che è. Ha un sapore abbastanza buono, una consistenza cremosa e vellutata, e può stagionare e migliorare durante la notte nel frigo. Costa poco, ed è facile da preparare, anche dai giovani. I risultati possono variare, ma preparandolo, tanti muovono i primi passi in cucina. Quasi tutti noi Americani siamo cresciuti con lui. E l’ultima prova del valore del prodotto è la sua popolarità continua e diffusa.
Tutti lo ricordano bene come un conforto dell’infanzia, ed alcuni continuano a mangiarlo come adulti giovani. Ma, per noi americani, Mac & Cheese e più o meno l’unica forma di pasta e formaggio che abbiamo mai provato. Inoltre, non è mai preparato dagli ingredienti freschi, ovvero con formaggio vero o altri tipi di pasta. Non conosciamo né la pasta cacio e pepe né la carbonara.
È un peccato che il Mac & Cheese non sia una introduzione alla cucina. La procedura stampata sulla scatola non è molto lontano dalla preparazione delle paste italiane. Ma ci manca un patrimonio culturale della cucina vera e propria in America. Più che altro, abbiamo una cultura di mangiare certi prodotti già fatti. Ed cuciamo ancora più meno. Nel 2014, l’adulto americano metteva soltanto 37 minuti al giorno in media a prepare il cibo (la pulizia inclusa)1. Ci vorrebbe questo lasso di tempo per preparare il Mac & Cheese.
Ma tali sono le nostre priorità. Dovremmo accontentarci dei sostituti accettabili. Cominciate:
Aprite la scatola, togliate la busta della salsa in polvere.
In una pentola, fate bollire un litro e mezzo d’acqua.
Aggiungiate la pasta dalla scatola nell’acqua bollante.
Lasciate cuocere la pasta per 7 minuti e 30 secondi.
Scolare la pasta.
Nella pentola, sciogliate 50g di burro a fiamma media.
Aggiungiate 50/60ml (q.b.) di latte al burro sciolto a la stessa fiamma.
Mescolate lentamente la polvere della salsa nel liquido, a fiamma bassa, fino a si addensa la salsa.
Spengete la fiamma, ed mescolare bene la pasta scolata nella pentola con la salsa.
È pronto da mangiare. Si può aggiungere del wurstel afettato, o può essere servito come contorno. Buon appetito.
Tra le cose italiane che ho scoperto finora, sono stato particolarmente colpito dal personaggio di Pier Paolo Pasolini. Anche se avessi acquisto soltanto una consapevolezza superficiale del suo lavoro tramite YouTube, vorrei che lui pensava esattamente come me. Cioè vorrei che lui si lamentasse i cambiamenti della modernità come me, è che li vedesse come la perdita della cultura umana a favore del capitalismo. Probabilmente non avrei la pazienza di capire la vera e propria filosofia di Pasolini, ma spero di non fraintendere i suoi sentimenti in quest’area.
Ho riflettuto oggi della crescita enorme della popolazione dello mio stato, della mia città nei ultimi 50 anni. È quasi raddoppiata da quando ero piccolo. Si sente le differenze, sono palpabili. Più che altro, si sentono queste pressioni nelle periferie, in termini di ingorgo stradale, sovraffollamento, ecc. Sia ormai abbastanza chiaro che le nostre vite sono plasmate per accomodare le economie di scala che vice versa. Le forme della vita, la architettura, i flussi, la densità sono tutti diventati tremendi e grotteschi per ottenere queste efficienze di scala. Peggio che utilitario, tutto è diventato mostruoso e disumanizante.
Ma tutti non lo riconosco così. Ai normi piace queste cose*. Le persone con le famiglie si trovano bene nel ipermercato. Ma, a che serve un barattolo di olive di 1kg ad una persona single? Che è 200m di distanza dalle patate? Che è 300m di distanza dal parcheggio? Per risparmiare qualche dollaro? Per cosa? Sono un malcontento, un disadattato.
Preferisco la scala tradizionale ed umana delle attività giornalieri, dei nostri rapporti. È possibile vivere in un modo così, ma ci vorrà molto tempo libero ed una forma mentis piuttosto anacronistica. Le persone che vivono così in America sono tutti hipster. Abitiamo al centro, facciamo le spesse con la bicicletta. Prepariamo la pane in casa. Mangiamo il slow food. Preferiamo qualche slow tecnologia. Apparteniamo ad un’altra classe stereotipa. Ma non riuscirei mai sopportare una vita convenzionale. Mi è già passato da molto tempo.
(*notate bene che ai normi piacciano anche quelli centri commerciali di tipo villaggio Potemkin che simulano un centro storico)
È probabile che la piattaforma di livestreaming sia troppo da gestire per la maggior parte degli aspiranti creatori di content. In generale, pochi riescono ad avere successo in quest’ambito che non perdona. C’è l’opportunità di raccogliere un pubblico mondiale senza limiti ad un costo minimo, ma oltre ai gamers, non succede mai. Una di queste eccezioni rare è @bugalalla su Twitch. Lei è una ragazza in gamba, in grado di tenere l’attenzione di un pubblico fedele. @bugalalla è una unicorna.
Insomma, se fosse così facile, lo farebbero tutti. Ci vuole una combinazione impossible di bellezza, personalità, voce, etica professionale, persistenza, intelligenza, ma sopratutto la passione pura per quello che si fa. Infine, ci vorrebbe il desiderio di proseguire questa strada anche se non ci fosse nessun ricompensa monetaria. Prima la passione per la creatività, poi qualsiasi ricompensa che ci potrebbe essere.
Eccola qua @bugalalla, la principessa nera della cronaca nera e la santa dei leggermente disadattati su Twitch. Quattro volte alla settimana, ci intrattiene per 3 ore consecutive, perfettamente continue, senza sosta. Ha un pubblico serale crescente, ormai circa 800/900 persone, che la guarda fino alle fine, a mezzanotte (alle 15:00 nel mio fuso orario).
La cronaca nera è sempre stata molto popolare in tanti format su tanti media. Ma lo storytelling di @bugalalla è particolarmente differente da tutto ciò che l’ha preceduto. È una rivoluzione interattiva in cui lei ci racconta una storia scioccante in tutti i suoi dettagli pazzeschi, e la chat aggiunge vari commenti sarcastici ed ironici sulla stupidità o sul narcisismo ridicolo del killer. Ovviamente tutto è sempre rispettoso ed empatico verso le vittime, però i loro carnefici meritano tutto il ridicolo che ricevono. Certamente gli eventi sono tragici, ma esiste ironicamente un umorismo nero in tutto questo, cioè i media, l’interesse nella cronaca nera, la tecnologia che rende tutto questo possibile. Poi, grazie al internet, noi siamo ormai tutti psicoanalisiti dilettanti del narcisismo, e con questa chiave di lettura capiamo tutti i moventi criminali. Quelli di noi che hanno subito delle brutte interazioni con questi narcisisti si trovano in una sorta di terapia collettiva dei sopravvissuti qui con @bugalalla.
E @bugalalla intrattiene agevolmente per ore, come se fosse questo per cui è nata. E la chat la ama, e la nutrisce con i commenti, gli oboli, e le iscrizioni. E lei li ringrazia, e scattano le animazioni e i suoni automatici. È una forma del circolo virtuoso che si chiama l'”hype train”. Se lo merita tutto @bugalalla perché è dovuto alla sua intelligenza, al suo senso dell’umorismo, e allo spettacolo puro. Assistiamo a una combinazione fra una tecnologia ed un talento perfettamente portato a sfruttarla.
Quando ero giovane c’era un programma televisivo in bianco e nero che si chiamava “Romper Room”, presentato da una ragazza in un certo senso simile a @bugalalla, ma più adatta a noi bambini. Per chiudere ogni puntata, questa bella giovane insegnante parlava direttamente al pubblico televisivo tramite un strumento di scena che si chiamava “Magic Mirror” (lo specchio magico). Lei guardava attraverso la sua cornice vuota dello specchio, dicendo cose come “io vedo Paulo, vedo Maria, vedo Stefano” facendo finta di individuare alcuni bambini a casa tramite la “quarta parete”. Volevamo sempre venire nominati. E nelle occasioni rare in cui l’avrebbe fatto, ci saremmo sentiti speciali ed emozionati. Ecco il desiderio di essere riconosciuti dai nostri idoli. È una forza strana che, tra le altre, ci pilota sempre.
Stamattina ho letto un commento ironico in risposta all’ennesimo Tweet sulla borsa galoppante e fuori controllo a causa della FED. Un esperto rinomato ha tweettato un grafico mostrando bene la borsa come una bolla, e tutti concordavano con commenti sarcastici, uno che chiedeva retoricamente “Sì, ma è sicuro?” Era un commento ironico, perché tutti i seguenti, e quasi tutti in generale, sanno bene che la FED continuerà a seguire questa strada senza uscita. Niente cambierà, niente potrà cambiare. Vedremo una serie di nuovi record finché succederà qualcosa di veramente pazzesco.
Questo commento mi ha fatto pensare al film Il Maratoneta (1976) e ai suoi temi, trovati nel romanzo di William Goldman. La battuta drammatica “È sicuro?!” è ben ricordata per la sua sintassi strana che manca di contesto. Era misteriosa, ripetuta in varie scene, detta paradossalmente dal personaggio Szell, il carnefice dell’Olocausto il quale ritorna clandestinamente a New York dopo anni passati a nascondersi in Sud America.
Il messaggio del film, e della storia europea del XX° secolo è, in parole povere, “no, non è sicuro”. La vera minaccia secondo William Goldman non è soltanto nel pericolo vicino, ma nell’inazione contro la minaccia di per sè. Il film tratta del tema della tirannia in generale, e della tirannia dello stato. L’esempio ovvio è l’Olocausto della seconda guerra mondiale, un tema centrale nel film. In un altro esempio, il padre del protagonista viene denunciato come un comunista ed viene messo nella lista nera di Hollywood negli anni ’50. È un uomo brillante ma ingenuo, e si suicida a causa della sua incapacità di capire l’ingiustizia (non capisce perché non si serve la sua obbedienza alla “legge”).
Alla fine, vediamo che il protagonista del film impara a difendersi e reagire dopo una vita di passività relativa. Anche se lui non capiva per nulla perché era stato mirato, torturato, e cacciato, ha semplicemente smesso di chiedere perché, e ha reagito violentemente. Alla fine non c’era nessuna grande rivelazione. I motivi dei persecutori possono essere ottusi o addirittura arcani, ma è il dovere dell’individuo reagire contro l’ingiustizia. Lo stato può avere torto, e il film menziona i campi di concentramento per gli americani di origine giapponese e l’udienza McCarthy.
Nelle ultime 18 mese tanti hanno chiesto “È sicuro?”. Vogliono che il governo li protegga da un virus quasi banale dagli standard storici. Non pensano alle distorsioni del debito publico o alla diseguaglianza di ricchezza. Non pensano alla perdita dei diritti individuali. Vogliono soltanto l’illusione della sicurezza. Invece delle solite banalità, vorrei sentire che il governo rispondesse “No, ma è abbastanza sicuro.” Non è mai sicuro. È normale così. Non ci sarà mai la sicurezza assoluta. Non dovrebbe neanche esserci. Seconda la lezione della storia, potrà essere pericoloso richiederla.
Grazie al cielo, gli algoritmi di YouTube si accorgevano bene che non volevo mai vedere la propaganda mediatica del pensiero unico, ed invece mi avevano suggerito canali di altri tipi. Non vorrei mai vedere una singola puntata di La7 Attualità. Non ho una mentalità tanto ristretta quanto la loro, dalla quale esce una narrazione così semplicistica e assoluta. Piuttosto, preferirei guardare altri matti come me che si lamentano di questa pazzia anticovid.
Ho scoperto un canale YouTube che mostra gli scontri con le piccole forze anticovid da un tipo si chiama Marcello. Questi video sono sempre pacifici ma cercano di dimostrare le reazioni smisurate rispetto alle piccole norme anticovid.
Sono in genere d’accordo con Marcello e penso che questi regolamenti non valgano la pena. Credo che se non avessimo tolto nessuna libertà personale dal inizio, avremmo raggiunto essenzialmente gli stessi resultati rispetto al Covid. Cioè mi fido del buon senso del publico a gestire le loro precauzioni come meglio credono.
Comunque, ho trascritto lo scontro fra Marcello e una bibliotecaria sull’obbligo del Green Pass e la mascherina. Ho imparato un po’ sulla lingua parlata se non altro. Ho notato che si davano del lei mentre si insultavano.
“Vedo che non riesce ad aspettare che arrivano i vigili. Lei è supercoraggioso.”
“Senta, non mi rompe le palle, eh?”
“Non si avvicini.”
“Sì, dai, c’è un odore di coglione se mi avvicino a te “
“La smetta.”
“Smettila tu idiota corrotta.”
“Mi dai del lei, e non mi dai dell’idiota!”
“Idiota corrotta.”
“No, vai!”
“Comunque, ho portato questo da leggere, che potrebbe essere … che potrebbe essere …”
“Ma io non accetto consiglio da lei. Devi prenderlo in prestito?”
“No, no, no. Io non accetto consiglio da lei allora.”
“No, io non <…> di lei proprio non voglio neanche vederla. Senta, devi prendere il libro in prestito …”
“Ma senta, che cavolo vuole? Ma prima, non mi ha detto di uscire? Allora, che cavolo vuole adesso?”
“Bene, e prenda il libro in prestito allora, come fa ad uscire senza libro?”
“Allora, tu vuoi il mio nome e cognome, ma basta che fai vedere la foto ai vigili, sanno chi sono.”
“Ah, sì perché è rinomato lei.”
“Ah, sì, sì, vado a caccia di cretini come lei che si sono messo un capello in testa credono di essere la regina Maria Antonietta.”
“Senta, lo sa che pero lei ha commesso un reato vero perché é entrato senza mascherina … “
“Ah, addirittura? Ma davvero …”
“… è un matto lasciate lo perdere …”
“No, signori, ma non si intrometta, non si intrometta. Ma il libro prendi prestito pure o no?”
“No, perché questo ce l’ho mi manca solo questa pagina.”
“Ok.”
“Se mi avessi aiutato trovare quello sui egiziani …”
“Noi non aiutiamo una persona senza una mascherina …”
“Ma voi infatti siete dei corrotti che la … al PD ai tutti suoi rappresentati. Ah, lei ride. O ai cinque stelle. Insomma, siete degli infiltrati.”
“Sì, e … terra piatta, come no?”
“Cosa c’entra la terra piatta?! “
“Prima schierato con questa …”
“Sì, ma altrimenti non avresti trovato il lavoro. Saresti a zappare la ferra.”
“Ma mi fatti capire. Se la commuovesse i vigli. Quindi lei sa che … eh … come dire … non faranno nulla …”
“Ah, voi proprio che rimango?”
“Ah perché sto facendo che <> per me, cioè lei rimane per fare una foto di me?”
“Guarda, tu, secondo me, non lo farai più tirare da per una settimana perché solo a guardarti o vederti così non mi tirerà per più di una settimana. Pero, va bene, dai, aspetto. Se ci tieni che i tuoi clienti qui dentro …”
“Non sono clienti, si chiamano …”
“… abbiano … certo, certo, no infatti tu non sei una dirigente, vero?”
“No, io non sono una dirigente …”
“Ah, non sei una dirigente …”
“Sfortunatamente no …”
“Ah, non sei diventata come i dirigente scolastici che prima erano passi dei …”
“Io non sono una dirigente.”
“A proposito lei ha a che fare con i libri e la cultura, no? Cosa ne pensa del Festival della Libertà, della filosofia che parla della libertà quest’anno?”
“Sì. E lei, mi perdoni. Perché la libertà è quale? Entrare in un luogo senza la mascherina senza il Green Pass?”
“Sì, esatto, esatto. Perché sicuramente non è un foglio che dice sono libero.”
“”
“Bah, lei è ancora meno perché c’è dai foglietti che … Ma lei l’ha fatto il bacinello almeno?”
“Il?!”
“Bacinello. Quella buffonata, la punturella, l’ha fatto?”
“Personalmente, l’ho fatto.”
“Due, tre, quanti?”
“Due. Al momento sono due.”
“Quando gliene diranno di fare quattro, cinque?”
“Farò anche il terzo, il quarto, il quinto.”
“Allora questo si che si chiama la libertà. Puoi per sentirsi libera mi raccommando.”
“Ma io non ho bisogno <> a te come fa lei insomma …”
“Invece bisogna farle perché qui è tutto occupato da gente del cazzo come vuoi.”
“Vorrei capire una cosa. Vorrei capire una cosa perché questa non riesco capire. Cioè lei quindi è segnalato già dei video, capito bene, che i vigili non possono fare niente nei suoi confronti …”
“Mi posso mandare le multe a casa.”
“La multa.”
“La multa, sì.”
“Che lei non pagherà ovviamente, perché è il più furbo di tutti.”
“Chiaramente. Non perché sono il più furbo di tutti, perché ho studiato un minimo.”
“Oooh, eccoli! (I vigili arrivano.)
(legendo) “E riuniti fra di loro, senza l’ombra di un rimorso, ci faranno un bel discorso, sulla pace sul lavoro, per quel popolo coglione risparmiato dal cannone.”
“Salve, buongiorno.”
“Salve, buongiorno. La nuova frontiera è anche questa. Io adesso le però il disturbo, però ho chiesto a questi signori un libro che parlasse dei egizi e sumeri. E loro mi hanno discriminato dicendo che non avevo la mascherina e Green Pass. Lo metteremmo a verbale almeno.”
Ormai sono diventato un disco rotto. Ogni giorno la borsa sale ed ogni giorno mi lamento della mia buona fortuna. Ma i miei profitti e la serie di nuovi record nella borsa non sono dovuti alla fortuna. Sono il risultato delle politiche monetarie della banca centrale mirate a quest’obiettivo. Negli ultimi 20 anni, la FED ha adottato delle politiche ancora più invasive per evitare i cali del ciclo economico. Inizialmente hanno usato i loro mezzi tradizionali per abbassare i tassi d’interesse stimolando l’economia. Dal 2008 hanno comprato trilioni di dollari di strumenti finanziari per iniettare liquidità direttamente nei mercati. Mentre gli analisti riconoscevano da subito un effetto dell’inflazione degli asset, oramai tutti capiscono bene che i $120 miliardi al mese stampati dalla FED vanno a finire nella borsa. L’effetto è visibile giornalmente in una borsa a senso unico che non scende mai. È un fenomeno nuovo, è un po’ surreale, ma succede ogni giorno.
Forse la FED ha finalmente abolito gli alti ed i bassi del ciclo economico, un obbiettivo che i critici insistevano che fosse impossibile e pericoloso. Intuitivamente, questi critici sembravano avere ragione, perché qualsiasi uso del debito pubblico dovrebbe essere ripagato, a scapito degli altri investimenti pubblici. Ma tuttora il governo ha accumulato il debito pubblico ad un livello circa pari al PIL, e riesce a finanziarlo tramite buoni del tesoro comprati dalla FED con un tasso di interesse quasi zero. Finché la FED mantiene questo bilancio (ormai $8T+) tramite riacquisti di buoni scaduti, può mantenere i tassi d’interesse bassissimi, e tutto va bene. Ma i tassi d’interesse dei buoni del tesoro devono essere bassi altrimenti ci sarà una crisi del debito pubblico statunitense.
Comunque, tutti credono che gli Stati Uniti siano “too big to fail”, e che la potenza della banca centrale sia più o meno senza limiti. Così si assiste ad una salita implacabile nella borsa, a scala giornaliera, e frequentemente i participanti comprano in panico. Tutti gli investitori sanno bene che un obbiettivo implicito della FED è supportare la valutazione già altissima della borsa. Queste aspettative si aggiungono ad una pressione verso l’alto sulla borsa.
Probabilmente il mio lamento è semplicemente quello contro il cambiamento. L’idea tradizionale della moneta come una cosa rara, ben controllata, con un valore intrinseco potrebbe essere troppo moralista. Forse nel passato, in tempi di scarsità delle risorse, aveva più senso quando contava l’efficienza. Forse in tempi moderni il problema principale è più della sovrapproduzione che della efficenza economica. Se fosse vero, avrebbe più senso usare le politiche monetarie e fiscale per mettere soldi nelle mani dei consumatori.
Mentre è possibile che abbiano finalmente abolito il ciclo economico con i loro interventi, forse dovrebbero reintrodurre prima o poi i giorni perdenti nella borsa.